Nella Giurisprudenza recente della Corte di Cassazione è costante l’orientamento secondo cui l’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori costituisca il regime ordinario di affidamento, il quale non è di per sé impedito dall’esistenza di una conflittualità tra i coniugi che spesso connota i procedimenti di separazione e divorzio, tranne quando tale regime sia pregiudizievole per l’interesse dei figli, alterando e ponendo in serio pericolo il loro equilibrio e sviluppo psico-fisico.

Il principio fondante della tutela dell’interesse del minore comporta, perciò, la necessità di individuare il genitore affidatario non tanto nell’ottica di attribuzione di uno o più diritti o di uno o più poteri, quanto nella prospettiva di garantire ai figli la possibilità di acquisire quella sicurezza che deriva da un sereno scambio con i genitori, possibile solo se questi ultimi riescano a rimuovere ogni livore, pregiudizio o rancore personale che, utilizzando i figli come una sorta di ostaggio sentimentale, sia di ostacolo alla felice realizzazione dei rapporti tra genitori e figli. Tale finalità si realizza con l’affidamento condiviso, laddove entrambi i genitori dimostrino di avere sufficiente consapevolezza della delicatezza del loro ruolo affettivo ed educativo. In presenza di caratteristiche personali di un genitore che lo rendano restio a seguire ogni indicazione che possa favorire una distribuzione non conflittuale dei compiti genitoriali, solo l’affidamento esclusivo all’altro genitore può assicurare il sereno sviluppo della personalità dei figli .(App.Milano 30-3-2006).

La scelta relativa alla disposizione di un affido esclusivo a fronte di uno condiviso deve perciò passare gioco forza da una valutazione sulla capacità genitoriale del genitore e nell’esclusivo interesse del minore stesso.
In tal caso, la pronuncia di affidamento esclusivo deve essere sorretta da una puntuale motivazione in ordine, non solo, al pregiudizio potenziale arrecato ai figli da un affidamento condiviso ma anche dall’idoneità del genitore affidatario e all’inidoneità educativa o alla manifesta carenza dell’altro genitore.

Nell’alveo di possibilità di deroga all’affidamento condiviso il legislatore ha lasciato recentemente spazio anche al cosiddetto affidamento esclusivo rafforzato, che si concretizza nell’escludere un genitore dalla possibilità di adottare, insieme al genitore affidatario, le decisione di maggiore importanza per la prole, cosa che non è prevista per l’affidamento esclusivo ex art 337 quater cc.

La Giurisprudenza ha già avuto modo di pronunciarsi, in plurime occasioni, in relazione al detto istituto da applicarsi, in buona sostanza, nei casi in cui il genitore non affidatario renda difficile se non addirittura impraticabile l’esercizio delle facoltà e dei doveri connessi al sistema delle responsabilità genitoriali con riguardo alle scelte di maggior interesse per i figli.

La disposizione di tale fattispecie di affido è preferibile laddove oltre alla inidoneità o manifesta carenza dell’altro genitore, che già di per sé giustifica l’affido mono-genitoriale, quest’ultimo mostri anche grave e completo disinteresse per i figli o sia addirittura da considerare pericoloso per i minori stessi.

Il Tribunale di Messina (Sez. I, Sent., 17-05-2017) ha già specificato che il modulo di esercizio della responsabilità genitoriale sopra richiamato trova riscontro nell’art. 337-quater comma III c.c.., che testualmente recita: “il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, ha l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi, egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non sono affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che non siano state assunte decisioni pregiudizievoli per il loro interesse”.

Nel modello di affidamento monogenitoriale il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva ha l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi, permane l’esercizio concertato della responsabilità genitoriale in ordine alle scelte più importanti (salute, educazione, istruzione, residenza abituale), esercizio concertato che può trovare una deroga giudiziale anzi, la deve trovare, rimettendo al genitore affidatario anche l’esercizio in via esclusiva della responsabilità genitoriale con riguardo alle questioni fondamentali, nei casi in cui gravissima è l’inadeguatezza di uno dei due genitori e si deve tutelare una sana e serena crescita psicofisica della prole.

Si ricorda, inoltre, l’Ordinanza del Tribunale di Milano del 20 marzo 2014, che ha statuito l’affidamento super esclusivo del figlio alla madre onde scongiurare che tutte le scelte importanti che riguardavano la vita del minore in tenera età fossero di fatto inibite dal totale disinteresse del padre per la propria famiglia.

L’affido esclusivo rafforzato è stato, altresì, disposto nel caso di “…evidente e persistente disinteresse mostrato dal padre nei confronti della prole, che si è tradotto in particolare nella perdurante assenza di contatti da almeno due anni e nella violazione sistematica degli obblighi di cura e sostegno, in spregio all’obbligo di contribuzione al mantenimento della minore financo nella minor misura offerta dal medesimo convenuto innanzi al Presidente del Tribunale (200,00 Euro mensili). Invero, “integrano comportamenti altamente sintomatici dell’inidoneità di uno dei genitori ad affrontare le maggiori responsabilità conseguenti ad un affidamento condiviso sia la violazione dell’obbligo di mantenimento dei figli che la discontinuità nell’esercizio del diritto di visita degli stessi. Ne discende che, in questi casi, si configura una situazione di contrarietà all’interesse del figlio minore, ostativa, per legge, ad un provvedimento di affidamento condiviso” (Cassaz. Civ. 17 dicembre 2009 n. 26587, cfr. anche Tribunale Roma, Sezione 1 civile, Sentenza 25 novembre 2013,n. 23620 ). In tale contesto è opportuno che anche le decisioni di maggiore interesse per la fanciulla possano essere assunte dalla madre senza la previa consultazione conl’altro genitore (cd. L’affido (super) esclusivo)”. (Trib. Parma Sez. I, Sent., 02-01-2017).

Tale modalità di esercizio della responsabilità genitoriale (il c.d affido super esclusivo o esclusivo rafforzato) costituisce, perciò, una misura eccezionale, utilizzabile solo quando l’affidamento ad entrambi i genitori sia «contrario all’interesse del minore» (art. 337 quater comma 1 c.c.) ;la pronuncia di affidamento esclusivo o super esclusivo richiede, pertanto, puntuale motivazione in ordine alle carenze di un genitore e al pregiudizio che da esse potrebbe derivare alla prole.

In caso contrario ovvero in caso di mancanza di prova della incapacità genitoriale e del totale disinteresse del genitore non affidatario dei figli, la richiesta di affido esclusivo o super esclusivo non potrà essere accolta.

Sul Punto si è espressa anche di recente il Tribunale di Brescia , con Decreto cronol. 14468/2019 del 12.12.2019, vertenza seguita dallo scrivente studio legale.

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