Secondo un principio, ormai in consolidamento, qualora venga fatta valere la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, la prova del nesso di causalità (anche tramite presunzioni) tra il danno patito dal paziente – e cioè l’insorgenza di nuove patologie o l’aggravamento della patologia già in atto- e l’inadempimento del medico , è riservato al paziente.

Al contrario, sarà onere della struttura- sempre se il paziente avrà soddisfatto il proprio onere probatorio – a provare che una causa inevitabile ed imprevedibile ha reso impossibile l’esatta esecuzione della prestazione sanitaria richiesta.

Se la prova della causa di esonero è stata raggiunta vorrà dire, allora, che l’aggravamento della situazione patologica o l’insorgenza di una nuova patologia è sì riconducibile all’intervento sanitario, ma il rispetto delle leges artis è nella specie mancato per causa non imputabile al medico.

Ne deriva che, se rimangono ignote anche mediante l’utilizzo di presunzioni la causa dell’evento dannoso, le conseguenze sfavorevoli ai fini del giudizio ricadono sul paziente creditore della prestazione professionale; se, invece, resta ignota la causa di impossibilità sopravvenuta della prestazione di diligenza professionale del sanitario, ovvero resta indimostrata l’imprevedibilità ed inevitabilità di tale causa, le conseguenze sfavorevoli ricadranno sul debitore struttura sanitaria,

E’ quanto affermato da una recente sentenza della Corte di Cassazione del 2019 n.28992

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